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Oligoterapia Catalitica

nad-ossidato.JPGNAD ossidato

nad-ridotto.JPGNAD ridotto

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Anche se, per molti di noi è rimasto un lontano ricordo e sono trascorsi molti, troppi anni, dal giorno in cui ci siamo seduti ad “affrontare” l’esame di chimica biologica, questa è presente in ogni momento della nostra vita e della nostra professione. Lo studio della Oligoterapia Catalitica è l’occasione per riportare alla memoria quelle che allora, al secondo anno di medicina, ci sembravano nozioni astratte e difficilmente applicabili e che ora dopo anni di professione sono sicuramente utili a chiudere quelle “finestre terapeutiche” che la farmacologia mutuabile lascia molto spesso aperte. In Francia come in molti alti stati europei, accanto ad antibiotici, anti-ipertensivi, broncodilatatori … vengono regolarmente prescritti i catalizzatori attraverso l’oligoterapia catalitica.

catalizzatori sul piano clinico servono a:

  • migliorare le capacità terapeutiche di farmaci “mutuabili”;

  • evitare che il paziente si inoltri verso la cronicità;

  • dare sollievo in quegli stati clinici non nosologicamente classificati;

L’utilizzo degli oligoelementi è basato sul fatto che tutte le reazioni vitali nell’organismo sono provocate e regolate da elementi-traccia catalitici biologici. Esperienze cliniche su migliaia di pazienti hanno dimostrato che l’applicazione di questi elementi-traccia naturali catalitici in una moltitudine di malattie e manifestazioni patogene può avere effetti sorprendenti sia in profilassi che in terapia.
Gli elementi-traccia catalitici agiscono in dosi molto piccole normalizzando i processi metabolici alterati (reazioni metaboliche) e aiutando così l’organismo a reagire.
Ogni essere umano tende a soffrire di malattie specifiche che sono riassunte in quattro diverse sindromi reazionali. Agire contro tali sindromi può essere di grande aiuto al nostro organismo. Se necessario ciò può essere integrato con un trattamento complementare orientato a singoli sintomi. Gli elementi-traccia catalitici nella chimica sono perfettamente noti, dal secolo scorso, per la loro funzione di acceleratori di una reazione chimica senza partecipare loro stessi.

 

Si realizzano così delle condizioni ottimali che permettono

la trasmissione neuro-muscolare e regolare la gluconeogenesi, glicogenolisi, lipolisi

e tutti i meccanismi in genere che mantengono una cellula sana e vitale.

 

Tutto questo grazie ai cataliz­zatori.

Un catalizzatore è una sostanza che, senza spostare il punto d’equilibrio, modifica i prodotti di una reazione e, agendo in quantità molto piccole, aumenta la velocità alla quale questo equilibrio si verifica. Approssimativamente, si può dire che il suo ruolo consiste nell’abbassare il livello energeti­co necessario alla formazione di un complesso attivo ed il catalizzatore può, a dosi molto basse, accelerare la velocità di numerosi cicli di reazioni successive.

Il catalizzatore- permette che una reazione avvenga entro condizioni compatibili con la vita. .Senza il catalizzatore la reazione non avviene per niente, oppure se avviene, richiede più tempo e maggior dispendio d’energia. Vediamo subito un esempio pratico: l’idrolisi di un certo numero di legami peptidici delle proteine della carne si effet­tua, a 38° C per opera dell’ acido cloridrico 3%, in 2.000 ore! 

Un tempo troppo lungo, se non interviene un enzima specifico, la pepsina appunto, che in 2 ore soltanto è in grado di fare altrettanto.

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Come agisce la terapia catalitica           

Se noi somministriamo del ferro per risolvere una anemia sideropenica, pratichiamo un intervento sostitutivo o integrativo che può anche risolvere la situazione attraverso l’aumento delle riserve organiche di questo elemento, ammesso che ne esista un reale bisogno. Se noi invece somministriamo allo stesso soggetto del rame in microdosi, pratichiamo un intervento catalitico da cui può derivarne la risoluzione in modo duraturo dello stato anemico attraverso la mobilizzazione del ferro dalle sue riserve organiche e una opportuna utilizzazione. Infatti, il rame è parte integrante dell’enzima ossidasi che permette il passaggio dallo stato rameico allo stato rameoso alla superficie delle cellule dove il ferro occupa specifici siti, modula il metabolismo del ferro ed è importante e necessario per la sintesi dell’eme e dell’emoglobina. Il ferro, infatti è ossidato dalla ceruloplasmina con formazione di transferrina necessaria per la sintesi dell’emoglobina.Un altro esempio dell’azione dei dosaggi catalitici deriva dall’utilizzo del magnesio. Una ricerca effettuata su 35 pazienti affetti da spasmofilia ha permesso di mostrare che una dose di 1,78 mg di magnesio gluconato era sufficiente per ottenere con successo la normalizzazione del tracciato elettromiografico nell’88% dei casi.Secondo gli autori della ricerca tale effetto, prodotto con una dose di magnesio mille volte inferiore alle concentrazioni usuali, non è legato al meccanismo generato dall’apporto di magnesio, ma alle interreazioni enzimatiche tra metalli che scaturiscono dalle proprietà di questo dosaggioLa stessa cosa avviene per il litio. Sono noti gli effetti psichiatrici in seguito a impregnazione litica massiva, (somministrazioni che vanno da 0,25 a 2 g per giorno fino a far raggiungere nel siero un livello compreso tra 0,8 e 1,4 mEq/L.), soprattutto nella psicosi maniaco-depressiva. Galley ha potuto verificare e dimostrare l’elezione del dosaggio catalitico (4-6 dosi al giorno da 4 mg) su 30 pazienti anziani trattati in doppio cieco, nei confronti dei disturbi del comportamento sociale, affettivo, sull’ansio-depressione e le manifestazioni psichiche che vi sono correlate.

Sono le dimostrazioni inequivocabili che l’azione catalitica non è proporzionale alla quantità dell’oligoelemento presente, ma alla sua qualità, alla capacità di essere assorbito e utilizzato nella catalisi, cioè, biodisponibile. Infatti, rilievi di carenze intracellulari anche gravi possono non manifestare alcun squilibrio biologico in presenza di una frazione attiva anche minima di oligoelemento e inversamente, presenze organiche normali possono manifestare i segni clinici della carenza se non è reso disponibile all’utilizzazione catalitica.In altre parole, una somministrazione massiva di un elemento può non servire alle necessità organiche, quando un dosaggio catalitico provvede a queste necessità anche in stato di carenza. Dupouy ha parlato di carenza quantitativa nella terapeutica oligo-alimentare e di carenza funzionale o di carenza di attività per l’oligoterapia.

A questo punto occorre soffermarsi, seppur sinteticamente, sul concetto, generalmente noto, di catalisi o meglio di biocatalisi.Ricorderemo che si tratta di un’azione svolta da alcune sostanze dette appunto catalizzatori, la quale consiste nell’aumentare la velocità di una reazione chimica tendente al suo punto di equilibrio o anche nel determinare una reazione che sia termodinamicamente possibile.

I catalizzatori sono sostanze che aggiunte in piccolissima quantità ad un sistema capace di reagire, aumentano la velocità di reazione verso il suo punto di equilibrio fornendo cammini di reazione più agevoli e trasformando una reazione spontanea, ma lenta in una più veloce. Subiscono delle alterazioni fisiche durante la loro azione e ritornano alla loro condizione iniziale al completamento della reazione. Altri fenomeni simili alla catalisi come la sensibilizzazione e l’inibizione, se ne distinguono perché nella sensibilizzazione la sostanza capace di accelerare la reazione è consumata dalla reazione stessa e nell’inibizione, la sostanza blocca o rallenta la reazione in corso e per questo definita anche catalisi negativa. 

La catalisi vera e propria si caratterizza per: 

  • la microdose del catalizzatore;
  • il fatto che questo si ritrovi intatto alla fine della reazione, perché tale presenza non turba l’equilibrio a cui la reazione tende;
  • il suo potere selettivo, nel caso siano possibili diverse reazioni, orientando la combinazione determinata. 

I biocatalizzatori organici essenziali sono le vitamine, gli ormoni, gli enzimi e gli ioni metallici.

La catalisi enzimatica stessa dipende indirettamente da quella degli ogligoelementi come pure la catalisi ormonale. Il rallentamento della funzione catalitica prodotta dalla mancata biodisponibilità degli ioni metallici può ridursi da 1000 reazioni biochimiche al secondo a 100 reazioni, con tutte le concatenazioni che ne derivano.

 (tratto da: GLI OLIGOELEMENTI - Ivo BIANCHI Ed. GUNA)

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